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2005 - Tunno, Scopone arte antica

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Il  libro si apre con la Premessa di Bruno Bernardi  che sottolinea il carattere di gioco di squadra dello Scopone; egli lo assimila al calcio che segue, in qualità di giornalista sportivo, da cinquanta anni.
Il testo, esageratamente matematico e pieno di formule, non è di facile lettura; sarebbe auspicabile uno sforzo maggiore per farsi capire da parte sia dei neofiti che degli esperti.

Nell'Introduzione (dell'autore, presumibilmente) ci viene dato un piccolo spaccato del gioco e del libro che è stato scritto: “Ludo d’eccellenza per gli amanti del ragionamento, lo Scopone è un gioco d’estrema passione capace di incidere nella mente le emozioni di ogni competizione … Scopone Arte Antica  è un romanzo, una raccolta di tecniche di gioco, di filosofie, d’enunciazioni matematiche, di memorie e d’eterici racconti …  Descrizioni chiare e semplici oltre che precise e rigorose, forniscono un’immagine dello Scopone esauriente e completa, riscoprendone il suo spessore vitale, espressivo e storico”.

Ne Le origini si narra un aneddoto, collocato temporalmente nel Medioevo,  che vorrebbe raccontare i natali dello Scopone; questa graziosa storiella sembra essere relativa più all’invenzione delle carte da gioco che non a quella del gioco dello Scopone, salvo forse il riferimento al 7 oro. Però, se si parla di Storia, è necessario riferirsi a documenti che vanno citati, se si narra un aneddoto lo si può certamente creare ex novo: ma la cosa va detta chiaramente, altrimenti siamo nel campo delle storielle.
Poche pagine dopo, nelle Caratteristiche del gioco si afferma "Lo Scopone è storia; passatempo preferito dei ceti colti e ricchi, si narra che nel sedicesimo e diciassettesimo secolo potenti signorotti si contendessero terre, poderi, pecunia e quant'altro a colpi di primiera, settebello, carte, ori e scope". Ora che i potenti contendessero le loro terre a colpi di Primiera è possibile, ma il gioco della Primiera, nato nel '500 (cioè nel sedicesimo secolo) era molto simile al nostro Poker, il resto è pura fantasia.
Inoltre lo Scopone  non è nato nel Medioevo: allora a malapena esistevano le Carte da gioco, nessuna traccia (scritta) del gioco si trova sino al primo  testo del 1855, la nascita la possiamo retrodatare al 1750, facendo dei conti elementari su quanto troviamo scritto su quel libro più volte citato e da tutti consultabile.
Ogni riferimento documentale a quanto affermato sopra lo trovate nel libro La Storia dello Scopone. Leggende e realtà.
Il libro di Tunno, qui recensito, è di difficile reperimento; potete rintracciarlo su siti tipo Maremagnum o in alcune Biblioteche consultando l'indice OPAC-SBN.

2005 Tunno Scopone Arte antica Copertina



Dopo le premesse troviamo un Glossario Piemontese; seguono i Consigli dei Grandi maestri e l'Impostazione (del gioco). Arriviamo quindi al Capitolo IX.
Qui si parla del Quarantotto: come è noto tale termine serve a tener conto delle carte pari e dispari (cioè dei quartetti rimasti parigliati oppure sparigliati durante il gioco) al fine di concludere efficacemente la smazzata.
Già altri autori hanno dato la loro interpretazione sul perchè di tale nome; Mauro Tunno ci dice: “L’origine della parola quarantotto è stata per secoli velata di mistero … Da allora sono state avanzate diverse ipotesi e teorie, ma l’enigma del significato di tale termine è rimasto avvolto dalle nebbie del passato. Nebbie finalmente dissolte in questo capitolo, nel quale viene svelato l’antico arcano …”. E, per dissolvere le nebbie, prosegue così : “I primi pionieri del gioco si trovarono di fronte a due grandi necessità; la necessità di enumerare le carte (si possiede una coppia d’assi, un tre, nessun due, eccetera) e la necessità di individuare una gerarchia (primo, secondo, terzo o quarto di mano). La prima fu risolta indicando il valore di ogni carta con il relativo numero cardinale e la seconda utilizzando i numeri ordinali … Tutte le proprietà dei numeri naturali possono essere derivate dai cinque assiomi  di Peano, ma per quanto riguarda la determinazione del quarantotto è sufficiente sapere che: 1. lo zero è un numero che indica lo stato iniziale del quarantotto, nonché ogni suo susseguente azzeramento, 2. ogni valore di carta compreso fra l’asso e la donna ha un unico successore (per esempio il 5 è il successore del 4), 3. l’asso non è successore d’alcun valore e rappresenta la carta di minor valore numerico in gioco, 4. Il re non ha successori e rappresenta la carta di maggior valore numerico in gioco”.
Mah ... se i pionieri del gioco si fossero posti i problemi indicati da Tunno probabilmente lo Scopone non esisterebbe neppure oggi.
Tutto quanto precede serve per arrivare a dire che, indicando con 48P l’insieme variabile delle carte sparigliate di valore pari e 48D quello delle carte di valore dispari, la somma delle combinazioni per i due insiemi è 32+16 (rispettivamente, per 48P e 48D) cioè, appunto 48. Prendiamola come una proposta, non come una presunzione di certezza, così almeno diventa accettabile; però altre teorie sono molto più semplici  e comprensibili.
Seguono vari Capitoli:  Indizi, Rielaborazione mnemoniche, Giocate d'autore. Molto belle queste partite raccontate ed ambientate in diversi Tornei e Campionati.
Nel Capitolo de Il gioco dei sette si tratta specificamente di queste carte, croce e delizia degli scoponisti, ricordando tutti i significati mistici ed esoterici del numero 7. Qui si enunciano le equazioni basilari di spariglio del sette e si tirano in ballo  gli sparigli cristallini e quelli impuri. Ora conosciamo gli sparigli ordinari, quelli speciali, quelli di 2, 3 4 e 5 carte ma il concetto di spariglio cristallino è una novità, mentre quello impuro viene chiamato, negli altri libri, speciale (così detto perchè coinvolge almeno 2 carte eguali e si può originare solo dalla tavola).
Nei Capitoli che seguono (qui non citati, ma visibili nel corposo Indice sotto inserito) si entra nel vivo della trattazione Tecnica: sono tutti da leggere attentamente.
Ne Il Calcolo delle probabilità si forniscono i numeri per la ripartizione delle carte tra i giocatori:  i risultati sono concettualmente giusti ma alcuni numeri non sono precisi. L'ultimo Capitolo tecnico è quello degli Espedienti.
Siamo ora al capitolo XXI, De Regulis Scoponis, qui purtroppo si reitera l’affermazione errata che fu Luigi Chiurazzi nel 1866 il primo a pubblicare le regole di Chitarrella dello Scopone, anzi addirittura si attribuisce la redazione delle regole alla creatività del Chiurazzi stesso; dopo la pubblicazione del 1991 della Salerno Editrice tale affermazione andrebbe messa quantomeno in dubitativo.
Quanto al libro Chiurazzi 1866 è facile vedere l'errore dal testo scaricabile, mentre l'altra resta una supposizione non documentata.

Per concludere  ci sono le indicazioni delle Associazioni esistenti, la pubblicazione degli Albi d’Oro della UIGC, dell’ANAC, della FSGS, la Federazione Svizzera, e del Campionato Piemontese. La FIGS non è citata, probabilmente perché non conosciuta.

Insomma luci ed ombre caratterizzano questo libro abbastanza recente: bisogna lodare ogni autore che scrive del nostro bel gioco,  perchè ogni testo può far avvicinare nuovi adepti.
Dobbiamo però evitare di costruire un impalcatura quasi ad innalzare coloro che lo praticano, facendo apparire gli attuali giocatori come degli eletti e dei super tecnici dal punto di vista ludico: tutto ciò allontana giovani e neofiti.
In definitiva ci sono tante buone pagine da salvare: un linguaggio meno formale farebbe apprezzare maggiormente le valide considerazioni sul gioco. La parte storica è ampiamente da rivedere.

 

 

2005 Tunno Scopone Arte antica Indice 361 2005 Tunno Scopone Arte antica Indice 362
2005 Tunno Scopone Arte antica Indice 363 2005 Tunno Scopone Arte antica Indice 364
2005 Tunno Scopone Arte antica Indice 365 2005 Tunno Scopone Arte antica Indice 366