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Ipotesi sul 48

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Il primo libro sullo Scopone, pubblicato nel 1855 e rintracciato in originale nel settembre 2008, non riporta affatto questo termine. La più antica citazione del 48 scoponistico si trova nel libro di Chiurazzi del 1895: la vedremo sotto;  per ora facciamo riferimento al gioco della Primiera.


Il 48 nel gioco della Primiera

La Primiera, nota sin dal '500, era in Italia il gioco preferito dai più e sempre viene indicata come progenitrice dello Scopone. Però le sue regole l'avvicinano più al Poker dei nostri giorni che allo Scopone, salvo che il Poker prevede 5 carte in mano ai giocatori, la Primiera solo 4.
Secondo Sergio Giannini l'origine di questa locuzione appartiene in origine alla Primiera e poi viene utilizzata nello Scopone; tra poco vedremo alcune sue considerazioni logiche ed aritmetiche che danno valore a tale ipotesi.
Nel seguito indicheremo in MAIUSCOLE il riferimento al GIOCO, con la maiuscola solo iniziale il riferimento al punto di quel gioco, per permettere la distinzione tra le due parole.
Dunque nella PRIMIERA c'erano particolari combinazioni di carte vincenti oltre alla Primiera vera e propria (4 carte di egual valore numerico): una di queste era il Flusso (4 carte di egual colore), un altra era chiamata Numero (3 carte di egual colore).
Così, analogamente, per il gioco del POKER, sappiamo che il Poker non rappresenta il punto più alto che si possa avere in mano: più del Poker valgono il Colore e la Scala Reale.
Quindi il Flusso, nel gioco della PRIMIERA, era assimilabile al Colore nel POKER attuale.
Se due giocatori hanno entrambi un Colore per decidere chi vince si sommano le carte di egual seme; nella PRIMIERA analogamente il confronto tra i due Flussi avveniva sommando i valori delle singole carte. Il valore delle carte è quello anche oggi adoperato nella PRIMIERA: 21 punti per il 7, 18 per il 6, 16 per l'Asso, 15, 14, 13, 12 rispettivamente per 5,4,3 e 2; le figure contavano solo 10 punti.
Ma uno di questi Flussi batteva (quasi) tutti gli altri, ed era temuto assai dai contendenti: la sua somma era 61.
Come nel POKER così nella PRIMIERA si usava cambiare le carte, con una differenza però: gli scarti erano lasciati scoperti ed erano esaminabili.
Ecco quello che ci dice Giannini: "Nel gioco della Primiera, essendo visionabili le carte scartate, i giocatori potevano ricavare utili informazioni sul valore delle combinazioni di carte in mano all’avversario. Questo aspetto del gioco, richiama la ben più complessa “riquadratura delle carte” che, sulla base del conteggio del quarantotto, ogni buon scoponista realizza a fine smazzata. In entrambi i giochi, le carte uscite dal gioco sono l’elemento indispensabile per poter individuare le carte dell’avversario. Va notato che, nello scontro fra Flussi, se ne doveva dichiarare il seme. Si poteva pure avere un’idea del relativo punteggio, sia visionando gli scarti, sia tenendo conto di eventuali precedenti dichiarazioni di un Numero, poi diventato Flusso con un ultimo cambio di carte, essendo in precedenza obbligatorio dichiararne il punteggio. In questo contesto, per chi era in possesso di un buon Flusso, l’evento più temuto e  assolutamente da evitare, era quello di imbattersi in un avversario con un Flusso “medio” di 61 punti, che, come sopra evidenziato, batteva quasi tutti i Flussi di punteggio superiore".

La somma delle carte numerali (7, 6, 5, 4, 3, 2) é : 21+18+16+15+14+13+12=109.
Poichè 109-61 = 48 ecco che se un giocatore, sommando le carte già scartate di un certo seme verificava che quotavano 48, immediatamente sapeva che avrebbe potuto trovarsi a competere con un Flusso di 61 punti. Ecco spiegato il perchè "fare il 48" era importante.
Giannini ha anche consultato alcuni Vocabolari in relazione alla parola quarantotto. Ecco le sue parole: "La locuzione avere uno a carte quarantotto è riportata in diversi dizionari regionali, prevalentemente del Nord d’Italia, pubblicati almeno a partire dal 1729 ... Nei dizionari del XVIII e XIX secolo sono evidenziabili diversi collegamenti indiretti fra quarantotto e gioco della PRIMIERA;  ciò rafforza il legame già detto tra i due soggetti". A questo proposito ci propone un documento aggiuntivo di grande spessore per le fonti citate e le considerazioni accessorie a tale locuzione; potete scaricarlo da qui.

 

Il 48 nel gioco dello Scopone

Passiamo ora allo Scopone: perché questo numero è importante nel gioco ?
Che si adoperi tale locuzione perché mutuata dalla PRIMIERA e che esso venga ritenuto “figlio” di questo gioco comporta una condivisione di tale termine ?
Vediamo quanto è stato affermato da vari autori nei loro testi sul gioco.

La citazione di Luigi Chiurazzi (1895)
Nella sua introduzione (titolata Le regole dello Scopone, ma di fatto è una prefazione) l'autore, un vecchio giocatore, probabilmente napoletano, afferma: "Chi non abbia buona memoria, non pensi a giuocare lo Scopone. Bisogna assolutamente che sappia fare il così detto quarantotto che non so perché abbia tal nome, l’arte di ricordarsi tutte le pigliate dispari cioè quelle di tre o quattro carte, riappaiando nella mente le carte dispari per non tenerne più conto …".
La stessa espressione ("fare il 48") verrà ripresa dal manoscritto (introvabile ad oggi) del Pseudo Chitarrella, la cui redazione è da datarsi tra il 1895 ed il 1902; per altri particolari si veda il Libro di Storia.

Trascuriamo altre citazioni del 48 di vari autori intermedi: essi perlopiù ribadiscono l’origine ignota di tale locuzione.

L’ipotesi del Raimondi (1961)
Parlando del 48 il Raimondi ci dice: “non esiste in vero una specifica spiegazione di questa tipica espressione. Tuttavia, poiché nel Meridione d’Italia, quando si dice « … è ritornato il 48», si vuole esprimere un concetto di rivoluzione, di capovolgimento, di scompiglio, tal quale nei moti rivoluzionari del 1848; è da presumere quindi, a fil di logica, che anche i giocatori di Scopone dello scorso secolo abbiano usato tale espressione per indicare il metodo dello sparigliare e riapparigliare, individuare le carte a fine passata e così via”.
Questa interpretazione è comunque incongrua perchè nel 1961 il Pseudo Chitarrella viene accreditato di un manoscritto datato 1750 e non esistevano ipotesi diverse, ovviamente quanto accaduto nel 1848 non potrebbe essere referenziato in uno scritto settecentesco; così Mammalella, giustamente, la contesta già nella prefazione. Poiché però Chiurazzi, nel 1895 parla del’48 e non formula questa ipotesi, essa è certamente da scartare.

L’ipotesi di Giovanni Saracino (1973)
Nelle ultime edizioni, ma non nella prima, egli ci fornisce una supposizione legata al carattere particolare di uno spariglio a 2 carte, ecco quello che ci dice: “Lo spariglio di 4 e 8 non è riducibile, ed è l’eccezione .. Che sia da ricercare in quei due numeri fatidici il mistero del 48 ?  … Col propagarsi del gioco anche gli  incolti cominciarono a giocarlo, avendo a base non il testo scritto, che non erano in grado di leggere, ma le spiegazioni orali …. può darsi che col tempo lo spariglio irriducibile di 4 e 8 sia passato a significare, per antonomasia, l'operazione stessa di conteggiare gli sparigli”.
Probabilmente non ci credeva affatto: nella stessa edizione del libro infatti finiva per rivolgere un accorata supplica ai giocatori più perspicaci, perché gli venissero in aiuto a risolvere l'enigma.
 
L’ipotesi di Cicuti-Guardamagna (1976)
Una delle più semplici ipotesi viene fatta da Angelo Cicuti: "48 è la somma delle 10 carte di un seme con la esclusione del 7".
Poichè il 7oro è la carta più importante del gioco e avere i 7 significa avere in mano la metà dei punti contesi, nessun giocatore di Scopone scorderà mai il numero dei 7 ancora in gioco.
Accettabile ma forse non ci siamo ancora.


L’ipotesi di Oscar Mammì (2000)

Mammì è stato Presidente Onorario FIGS sino al 2011. Egli sul 48 ci dà una spiegazione legata alla Smorfia napoletana: “… quarantotto corrisponde al morto che parla, diversamente da … Roma dove è quarantasette a rappresentare il fantasma che ti dà … i numeri … Sul tavolo vagherebbe uno spettro che ti dice gli sparigli”. Suggestiva, un po’ lugubre …

L’ipotesi di Luigi Ferrari (2003)
Ecco quanto ci dice Luigi Ferrari: “Nella regola 41, il Chitarrella non sta spiegando lo strumento del 48. Là sta presentando una sua applicazione e, precisamente il grande processo della riquadratura”. Né egli ritiene che debba essere limitato alla penultima giocata del mazziere, cioè quando gli altri tre giocatori hanno una sola carta da spendere; più che logico !!
Ecco quanto afferma: "Essendo il 7 la carta mirata, l’insieme massimo delle carte spaiate comprende tutte le carte dall’ 1 al 10 con l’esclusione del 7 perché gli altri quattro sottoinsiemi composti da carte dispari non sono confortati da nessuna utilità strategica. Analogamente, mirare a carte di valore pari sarebbe inutile nelle finalità del gioco e gli insiemi di massima rottura sarebbero composti da 8 carte”.
Accettato per vero questo assunto basta poi rilevare che la somma delle 9 carte sparigliate vale appunto 48 e questo, come già detto, rappresenta anche il massimo numero di sparigli possibile.

L’ipotesi di Mauro Tunno (2005)
Una ulteriore ipotesi ce la fornisce Mauro Tunno, egli indica con 48P l’insieme variabile delle carte sparigliate di valore pari (32 elementi) e 48D quello delle carte di valore dispari (16 elementi), la somma delle combinazioni per i due insiemi è 32+16 cioè 48. Accettabile, un po’ cervellotica.


Ma ecco ora una nuova ipotesi che ci fornisce Sergio Giannini: secondo chi scrive è la più probabile, è facilmente comprensibile e davvero realistica.

L’ipotesi del 48 Scoponistico di Sergio Giannini (2016)
Ecco quello che egli afferma: “In base alla testuale lettura della regola 41, il (Pseudo) Chitarella sembrerebbe limitare l’utilizzo pratico del quarantotto al solo mazziere e limitatamente all’ultimissima fase della smazzata, quando cioè "il cartaro … è rimasto con due carte e gli altri con una". Ma tale strumento di memorizzazione delle carte rotte non consente forse riquadrature più precoci ed anche a favore degli altri giocatori? Il ristretto ambito di applicabilità del quarantotto, così come sembrerebbe indicare la regola 41, non può essere attribuito che ad una scarsa comprensione, da parte del Chitarella, della ben più vasta portata di questo importante strumento di gioco, non solo in funzione della riquadratura, ma anche di finalità legate a più complesse strategie di gioco. Uno scoponista esperto non circoscrive mai l’uso del quarantotto all’ultimo nodo decisionale della smazzata (penultimo giro di giocate), cioè quando il mazziere è l’unico giocatore con due carte in mano. A quel punto, un buon giocatore, nella posizione del cartaro, con gli avversari che non possono più intervenire sul gioco, non incontra particolari difficoltà decisionali: l'analisi di tutte le fasi precedente della smazzata, gli consentono, quasi sicuramente, una perfetta allocazione delle residue carte ancora in gioco. Al contrario, prima del terzultimo giro di giocate, il mazziere solitamente non dispone ancora di elementi conoscitivi tali da consentirgli una corretta riquadratura. Problematiche sostanzialmente diverse presenta invece la riquadratura al terzultimo giro di giocate, quando egli ha ancora in mano tre carte. In questa fase di gioco, egli deve gestire il nodo decisionale forse più delicato della smazzata. Le conoscenze di cui dispone, compreso il quarantotto, sono solitamente sufficienti a permettergli una corretta allocazione delle carte ancora in gioco, con conseguente possibilità di pianificare la fase finale della smazzata”.
Egli si trova d’accordo con Luigi Ferrari nel riconoscere al 48 una missione più estesa che non una applicazione alle ultimissime carte; individua la fase più delicata della partita nel momento in cui il mazziere ha 3 carte e 2 ciascuno gli altri giocatori.
La matematica combinatoria ci dice che, nella fase finale di una smazzata, quando restano in mano solo 9 carte ed il mazziere è chiamato al gioco (come nell’esempio sotto riportato), tali 9 carte possono essere giocate secondo 48 sequenze diverse; certo, spesso il mazziere ha altre informazioni per dedurre l’esatta posizione dei valori rimanenti, resta che le situazioni da gestire, per il mazziere, sono appunto 48 diverse tra loro.
Ecco l’esempio che egli riporta, Nord è il mazziere.

 

Ed ecco le 48 combinazioni da considerare (almeno teoricamente) !

 

 


Per dirla con spirito goliardico: complimenti DOTTORE … lei ha fatto centro !!
Naturalmente l’argomento si presta ad osservazioni e discussioni: si ringrazia già in anticipo chi vorrà unirsi a noi scrivendo a questo Contatto; domande e risposte potrebbero arricchire ancora questa pagina

 

Un nuovo 48: il 124 di Sergio Giannini

Il libro di Ferrari del 2007 contiene anche la creatura di Sergio Giannini: la tecnica del 124 che è una forma di 48 moderno, rivisitato, e con il quale, se ben utilizzato, si riesce a conoscere non solo le carte sparigliate, ma anche quelle ancora in gioco.
In sintesi si considerano 3 insiemi, A, B e C. Il primo contiene le carte dall’Asso al 3.
Il secondo dal 4 al 6, il terzo le 3 figure; i 7 vengono memorizzati a parte … tanto non se li scorda nessuno e sicuramente nessun giocatore di scopone ad un certo livello!
Alle tre carte iniziali di ogni insieme, Asso, il 4, l’8, viene attribuito il valore 1
A quelle successive un bel 5, alle ultime (3, 6 e 10) il 25.
Se si sommano le carte uscite mano a mano che si determina la loro presa, si ottengono 3 valori. Supponiamo che il totale del primo insieme A sia, ad un certo momento, un 46.
Significa che un solo 3 è uscito, il resto è 21, significa che sono usciti anche quattro 2, il resto ulteriore è 1 ci dice che un Asso è pure uscito dal gioco.
La somma di 25x4+5x4+1x4 fa appunto 124 da cui il nome di battesimo di questo metodo.
Originale ed esaustivo. Come tutti i metodi mnemonici per qualcuno risulterà facile e per altri complicato; che ognuno scelga il suo !!!