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Evoluzione da Primiera a Scopone

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In questa pagina seguiremo dapprima le idee e le intuizioni di Luigi Ferrari e poi i commenti di Sergio Giannini che discuteva con l'amico ingegnere su tale ipotesi.
Ferrari immaginava una evoluzione della Primiera che passava non per il cambio delle carte ma per la loro acquisizione con le semplici regole che anche oggi appartengono allo Scopone: prendendo p.e. un 7 messo in tavola o componendolo con la somma di alcune di esse (due o più).
Ecco le sue parole, un po' rimaneggiate per evitare vocaboli e/o aggettivi non troppo usati:
"La Primiera ... andrebbe inquadrata temporalmente come la prima formula dello Scopone stesso. Essa era finalizzata all'acquisizione dell'unico punto in palio che si ottiene confrontando, a conclusione di ogni smazzata, il punteggio composto da quattro carte di seme differente, sommando il  loro valore (si ricorda che tale valore è quello attuale per la Primiera: il 7 vale 21 punti, il 6 ne vale 18, l'Asso 15 e così via. NdR). In questa fase originaria il valore reale e potenziale ed il grado di appetibilità di ogni carta era limitato al peso che la stessa rappresentava nell'acquisizione di un solo punto, cioè la Primiera.
In questo contesto i quattro 7
(Ferrari dice: le carte di settimo livello. NdR) nella scala dei valori per la valutazione dell'insieme di punteggio e nell'attività di una smazzata, recitavano la parte del leone, giocavano un ruolo monopolizzante. Praticamente la loro cattura rendeva nulla l'importanza di tutte le altre carte dello stesso seme".
Ecco come prosegue Sergio Giannini:
"Secondo Ferrari è verosimile l’ipotesi che alle origini del gioco dello Scopone l’unico punto in palio fosse quello della Primiera e che, solo in un secondo tempo, fossero stati introdotti gli altri tre punti di mazzo e le scope. Questo Scopone “primitivo”, derivato dal più antico gioco della Primiera, si differenziava da quest’ultimo per il fatto che, le quattro carte di seme diverso, necessarie per realizzare il punto della primiera, non erano più distribuite casualmente, bensì dovevano essere conquistate. Nel gioco della Primiera, similmente all’attuale Poker, suo diretto derivato, vittorie e sconfitte dipendevano, in buona parte, dalla qualità delle carte che casualmente erano distribuite ai rispettivi giocatori. Quando si fece strada l’esigenza di un sistema di gioco che garantisse la conquista delle stesse riducendo così l’elemento fortuna ed esaltando le capacità di ragionamento del giocatore, le regole del gioco subirono una progressiva e graduale trasformazione.
E’ quindi ipotizzabile una evoluzione delle regole con la nascita di giochi intermedi, tra essi citiamo il Calabrache (detto anche Besàbesa o Concina) ed altri come il Foraccio (con le sue varianti Zobelòn e Zogoeon); lo Scarabocion (vicentino), la Cicera (bresciano). Per alcuni di tali giochi si può consultare l'Enciclopedia di TreTre.
Verosimilmente nello Scopone primitivo si distribuivano 10 carte a ciascun giocatore ed una significativa evoluzione del gioco avvenne con l'introduzione della tavolata iniziale di 4 carte, che, molto probabilmente, era inizialmente costituita dai giocatori stessi, chiamati a turno a scartare e quindi a mettere in tavola una delle carte che ciascuno aveva in mano. Con tale innovazione, la condizione del primo di mano diventava meno penalizzante.
Anche oggi, con 10 carte in mano, il primo che cala inizialmente la sua carta, ha/aveva come principale obiettivo quello di evitare la scopa. Far calare subito una carta a ciascuno dei giocatori per costituire la tavola delle 4 carte rendeva superato questo problema.
Però è logico presupporre che esistessero delle regole precise su tale procedura, al fine di non generare condizioni di vantaggio per una delle coppie ed in particolare a quella di mano. Proviamo ad immaginare una regolamentazione per la formazione della tavolata iniziale
a) la somma delle quattro carte in tavola doveva essere superiore a 10
    In questo modo si evitava la scopa del primo di mano. Questa regola non è contemplata dal Pseudo-Chitarella ma è presente oggi nei vari regolamenti (FIGS, UIGC, FSGS);
b) i 7 non potevano essere messi in tavola
    Basta pensare al caso in cui il giocatore di mano, in possesso di due sette, di cui anche il bello, ne deponeva uno e quindi si assicurava subito la presa del 7oro;
c) non potevano essere messe in tavola tre carte d'uguale valore;
    Tali tre carte avrebbero permesso al possessore della quarta carta d'innescare facilmente un mulinello a favore
d) non potevano essere calati tre o quattro Re
    Tale regola, che comunque è compresa nella precedente, è ancora valida".

Sin qui le argomentazioni che i nostri amici hanno avanzato: ci sono ampie possibilità che tale evoluzione sia andata proprio in questo modo, purtroppo ad oggi mancano documenti in grado di dare una autorevole conferma. Però questa pagina, lo ripetiamo ancora una volta, è aperta alle osservazioni anche critiche di chi legge: speriamo di riceverne molte per arricchire la Storia dello Scopone di nuove pagine, sperabilmente interessanti e magari inedite.